Poco distante si trova l’Antica parrocchiale costruita tra la fine del XVII e i primi anni del XVIII secolo, attualmente in parziale stato di abbandono.

Sul finire del secolo il nipote del ministro fece edificare l’Orangerie, la grandiosa cascina e la serra in vetro e ferro opera dei fratelli Lefevre di Parigi.
Scendendo dalla vila verso le jiere, la parte bassa del paese, incontriamo un antica villa, Palazzo Ferreri, meglio conosciuta, a seconda delle generazioni, come “Ca’ d’ Fassio” o “Ca’ del Masche”: oggi è in parte destinata ad uso ricettivo. La storia di questa villa sembra risalire alla metà del ‘700, quando veniva ancora adibita ad avamposto delle guardie del castello. Dato certo fu l’acquisto da parte del cavelier Alberto Ferreri, presunto figliastro del Re e Sindaco di PRalormo, il quale si adoperò nella seconda metà dell’Ottocento in un profondo intervento di ristrutturazione: fece realizzare il parco e recuperare le scuderie ma soprattutto fece costruire il salone delle feste, con la volta del soffitto affrescata dai rinomati F.lli Mossello di Montà d’Alba. Alla morte di questo la casa passò alla famiglia Blanc, lontani parenti del Cavalier Ferreri. Successivamente, e fino allo scoppio della II guerra mondiale la casa venne utilizzata quale caserma dei Carabinieri, dalle truppe tedesche e dalle brigate partigiane durante il secondo conflitto mondiale.
Dalla SP 134, ad 1 km circa dal paese, in direzione Cellarengo, si può imboccare a destra una carrareccia sterrata, al termine della quale sorge il Pilone Votivo di San Donato, Santo patrono del Paese. Le prime notizie risalgono al 1662 quando viene citato come “antica parrocchiale”, a testimonianza della presenza dell’antico nucleo abitato. L’attuale architettura risale al 1874, quando venne ricostruito l’edificio a spese del Comune dopo che nel 1872 venne demolita la costruzione originaria perchè oramai fatiscente.
Proseguendo lungo la SR 29 in direzione sud verso Montà d’Alba troviamo l’indicazione per il Santuario della Beata Vergine della Spina: voluto, secondo la tradizione, dalla devozione popolare, venne costruito dopo che un’immagine della Vergine dipinta su un pilone e graffiata ad un occhio da uno spino, emise sangue.
I primi cenni storici si ricavano dalla relazione della visita pastorale del Vescovo di Asti Mons. Domenico della Rovere effettuata nel 1585. In essa si parla di gran concorso di popolo a motivo dei molti miracoli operati e si descrivono due altari presso i quali si celebrava la Messa. Da un bollettino parrocchiale, redatto da Don Carlo Pressenda rettore del Santuario nel 1925, si apprende che l’altare maggiore fu costruito nel 1632. La chiesa fu custodita da diversi ordini religiosi che abitarono nell’attiguo monastero, di cui si possono citare i Trinitari (1639-1652), i Cistercensi (1681-1797). L’edificio del monastero venne costruito a metà del Seicento su terreni donati da Gaspare Petrina, signore del luogo. Dal 1797 al 1833 il monastero appartenne ad un certo Giuseppe Farò di Torino.
Nel 1833 fu acquistato dai Marchesi Ferrero della Marmora. Nel 1877 Don Elia Francesco, in riconoscenza per l’ottenuta guarigione da una lunga malattia, risanò la Chiesa affidando il rinnovo delle pitture interne a un famoso pittore della zona, Felice Barucco, che dipinse le figure ai lati quadro della Beata Vergine e le volte. All’inizio del ‘900 il monastero passò alle figlie di San Filippo. Sono da attribuire a don Rodolfo Piglione i lavori di restauro che modificarono sensibilmente la facciata del santuario a cui vennero aggiunti i due campanili e il piccolo portico, inoltre venne abbattuta la cupola conica posta sul campanile cilindrico. Dal 1991 la proprietà è delle Suore Adoratrici del Cottolengo. La festa della Beata Vergine della Spina si celebra il 15 Agosto con la solennità dell’Assunta.
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